Ministero per i beni e le attivita' culturali e per il turismo-Direzione generale archivi

 
Servizio Archivistico Nazionale
 

Archivi degli Architetti

 
Cerca nel Portale
 

Torino, Chiesa e casa parrocchiale della Santissima Annunziata, Giuseppe e Bartolomeo Gallo, 1903-1954

 
 Bartolomeo Gallo, disegno dell\'altare per San Giuseppe, 1927-1944.

Bartolomeo Gallo, disegno dell'altare per San Giuseppe, 1927-1944.

 
 

Autori: Giuseppe Gallo e Bartolomeo Gallo.

La nuova chiesa della Santissima Annunziata costituisce per molti aspetti il lavoro di maggiore impegno, prestigio e coinvolgimento pubblico affrontato da Giuseppe Gallo negli anni della maturità professionale. La chiesa sorge nel cuore barocco della città, sull'antica contrada di Po, asse rettore dell'ampliamento seicentesco realizzato su progetto dell'architetto ducale Amedeo di Castellamonte e viene edificata in sostituzione del preesistente edificio progettato alla fine degli anni quaranta del Seicento dall'architetto e ingegnere militare Carlo Morello, con successivi interventi, tra gli altri, di Bernardo Vittone (altare maggiore, 1743), Antonio Ignazio Giulio (cappella dell'Addolorata, 1773) e Francesco Martinez (facciata, 1776). L'esecuzione dell'opera è connessa con l'apertura di una nuova trasversale alla via Po, via Sant'Ottavio, realizzata nel 1926, dopo un lungo iter di dibattiti e discussioni intorno al nuovo assetto di questa parte di città. L'apertura della nuova via comporta infatti il sacrificio dell'edificio seicentesco e costituisce l'occasione per un ingrandimento imponente della chiesa parrocchiale, il cui progetto di ricostruzione viene definitivamente affidato a Giuseppe Gallo nel 1913.

Significativamente, nell'ideazione del progetto non fanno premio istanze di inserimento mimetico all'interno delle auliche palazzate porticate del Castellamonte. Al contrario, la scelta stilistica si allontana dall'uniformità barocca della città ducale del secondo Seicento sia in termini di materiali - la pietra invece delle superfici intonacate - sia in termini formali. Seppure genericamente barocco, il linguaggio adottato non guarda all'architettura sacra del Seicento piemontese; al tempo stesso è assente ogni volontà di evocare la memoria della facciata ottocentesca della chiesa preesistente, completata da Costantino Vigitello nei primi anni trenta del XIX secolo. I riferimenti per il fronte del nuovo edificio vanno invece ricercati, così come per l'imponente chiesa di San Paolo ad Alba, progettata dieci anni dopo, nei grandi modelli dell'architettura sacra romana del secondo quarto del Settecento: Santa Maria Maggiore e San Giovanni in Laterano. In particolare, la facciata torinese deve moltissimo a quella progettata da Ferdinando Fuga per Santa Maria Maggiore, replicata sia nella soluzione dell'ingresso al piano terreno, ripensato come sottoportico di via Po, sia nella trascrizione quasi letterale del loggiato superiore.
Il progetto per l'Annunziata costituisce dunque l'occasione più evidente ma non l'unica, attraverso la quale Gallo ha modo di reinterpretare a suo modo le opere della generazione romana di Alessandro Galilei e di Luigi Vanvitelli, di Ferdinando Fuga e di Nicola Salvi: una stagione di «ritorno all’o rdine», venata di neocinquecentismo, che per Gallo - e forse per la Curia piemontese - sembra costituire negli anni dieci e venti uno degli approdi sicuri del declinante storicismo architettonico, con scelte meno arrischiate rispetto a quelle suggerite dalla mimesi del Barocco locale, che per Gallo avevano significato soprattutto la stagione delle sperimentazioni sulle tracce di Bernardo Vittone.
Il lungo percorso progettuale e realizzativo dell'edificio è destinato a concludersi solo nel 1935, sebbene abbia inizio già nel 1904, allorché la confraternita della Santissima Annunziata, di fondazione tardo cinquecentesca, decide di cedere la propria chiesa alla Curia torinese, riservandosi l'uso dell'edificio solamente per le funzioni.
Negli anni successivi è soprattutto il parroco Tommaso Bianchetta a promuovere la realizzazione dell'opera: nel 1907, accampando ragioni di salubrità e di decoro, egli presenta in Comune una richiesta per ampliare la chiesa parrocchiale, secondo il progetto dell'ingegnere Antonio Vandone, non richiedendo alla Città di Torino «alcun concorso finanziario». Il progetto, che consiste «nella formazione di due grandiosi bracci trasversali» non viene accolto; il Comune teme infatti che il nuovo edificio possa essere d'ostacolo al prolungamento della via Sant'Ottavio, allo studio in questi stessi anni e poi effettivamente realizzato. Lunghe trattative con l'amministrazione comunale portano don Bianchetta a rendere la chiesa funzionale all'assetto della nuova via: in data 5 giugno 1913 Vandone presenta un nuovo progetto di chiesa «della larghezza interna di 20 metri coll'asse perpendicolare a via Po e il fianco lungo la nuova via a ponente della via stessa occupando l'arca delle case ai numeri 47 e 45 di via Po e una parte dei terreni dell'ex-manifattura [Tabacchi]». Nel nuovo progetto si ipotizza la cessione alla Curia dei terreni di proprietà comunale, oltre a un forte contributo finanziario. In cambio, il progettista si impegnerà a caratterizzare «la nuova fronte verso via Po, sempre conservando i portici, con elegante facciata armonizzante con l'architettura della via». Con deliberazioni del 27 febbraio e 1° luglio 1914, il Comune decreta infine la demolizione dell'edificio esistente, l'arretramento della nuova chiesa (con concessione di parte dei terreni retrostanti) e un’ indennità stabilita in 340.000 lire. Il 18 luglio 1914 viene stipulata la convenzione tra l'amministrazione comunale e il parroco. Il progetto con il quale l'anno seguente si avvia l'iter di costruzione, tuttavia, non reca più la firma di Antonio Vandone, bensì quella di Giuseppe Gallo. Le ragioni di questo cambio repentino del progettista vanno con tutta probabilità ricercate nel fatto che già prima del 1907 (forse addirittura dal 1903), il parroco Bianchetta aveva in realtà affidato il progetto della nuova chiesa - allora ancora del tutto ipotetico - a Gallo, lasciando a Vandone solo la gestione dei rapporti con il Comune. L'atteggiamento ambiguo del committente avrebbe tuttavia creato tensioni tra i due progettisti, risolti soltanto nel 1913, con l'attribuzione definitiva dell'incarico e la redazione dei primi disegni, già completati nel luglio di quello stesso anno.
Il nuovo progetto ottiene anche l'approvazione di Alfredo d'Andrade, soprintendente ai Monumenti, che concede «il nullaosta per la costruzione della facciata ideata dall'ingegnere Gallo, nella considerazione che essa non può arrecare nessun danno all’aspetto monumentale della via Po, e anzi lo migliorerà».
Sebbene il progetto di apertura della nuova via trovi l'opposizione in Consiglio comunale di Carlo Ceppi, le prime demolizioni e lo scavo sono già avviati nel 1915, ma presto sospesi sino alla fine conflitto, nel 1918. La prima pietra della chiesa è posata così solo il 18 maggio 1919; tuttavia i lavori proseguono a rilento, tra difficoltà di finanziamento, problemi burocratici legati al rilascio della dichiarazione di pubblica utilità degli immobili di via Po 45 e 47 e un generale stato di conflittualità tra parroco e Comune. Ottenuto lo sgombero dei fabbricati di via Po, nel 1922 i lavori possono riprendere; la cappella dell'Addolorata e la casa parrocchiale risultano tra le prime opere concluse (1924) mentre la navata centrale viene eretta solo nel 1926, allorché la chiesa seicentesca è abbattuta.
Nella relazione di accompagnamento al progetto è lo stesso Giuseppe Gallo a descrivere succintamente l'edificio: «La facciata della Chiesa, studiata in modo da armonizzare colle linee sobrie ed eleganti dei palazzi della via di Po che svolgendosi su di un unico disegno per tutta la sua lunghezza le conferiscano il suo caratteristico aspetto monumentale, occuperà una parte dell'attuale facciata, e le quattro arcate consecutive del portico a ponente. Un cavalcavia identico a quelli esistenti all'imbocco delle vie che si aprono a sinistra della via di Po congiungerà l'atrio della chiesa col porticato di palazzo Engelfred.
L'interno della chiesa sarà a una sola navata fiancheggiata da dieci cappelle divise da gruppi di pilastri in marmo con sovrapposti coretti. Il presbitero terminerà in un coro semicircolare. Lateralmente al presbitero dal lato dell'evangelo, si svolgerà il Cappellone dell'Addolorata nel quale avranno posto i confessionali in sito raccolto, mentre un coretto svolgentesi su tre lati servirà ai ragazzi per funzioni addatte a loro [ ... ]. L'attuale altare maggiore, di bellissimo disegno e in ottimo stato verrà trasportato nel nuovo presbitero, al quale s'intona perfettamente e verranno pure utilizzati per la nuova chiesa i migliori fra gli altari laterali, il pulpito, il fonte battesimale, e tutte quelle parti di pregio artistico che saranno convenientemente adattabili, senza nuocere all'armonia dell'insieme». 
Alla morte di Giuseppe Gallo, nel settembre del 1927, restano da completare molte finiture interne, il rivestimento in marmo delle cappelle laterali e le balaustre. All'esterno mancano la facciata, provvisoriamente surrogata da un fronte lasciato al rustico e collegato all’integrazione del portico su via Po e al cavalcavia verso via Sant'Ottavio, realizzati a spese del Comune. Si deve attendere il 23 dicembre 1928 perché la chiesa venga inaugurata e, l'anno seguente, il 26 ottobre 1929, consacrata. Dopo la morte del padre, Bartolomeo prosegue con fedeltà il progetto, realizzando in particolare la facciata (per la quale stende minuziosi disegni a casellario) e accordandosi a quanto già costruito, anche nella sopraelevazione del campanile e nella realizzazione degli altari, questi ultimi opera di Albino Bosco.
 
 

Archivio Giuseppe e Bartolomeo Gallo (1882-1967)
Copialettere 1909-1919, fasc. 88, fasc. 237.
Pratiche
Torino, chiesa parrocchiale della Santissima Annunziatalettera di Alfredo d'Andrade a Tommaso Bianchetta, 27 luglio 1915 (trascrizione di pugno di Giuseppe Gallo); minuta di relazione progettuale. s.d.
DisegniTorino, chiesa parrocchiale della Santissima Annunziata. 

Bibliografia
P. Pissia- F. Stefanuto, l progetti e le ricostruzioni della chiesa della Ss. Annunziata nella «via di Po»: una conoscenza finalizzata alla conservazionel progetti e le ricostruzioni della chiesa della Ss. Annunziata nella «via di Po»: una conoscenza finalizzata alla conservazione,  Facoltà di architettura del Politecnico di Torino, a.a. 1994-1995, relatore M. G. Vinardi.
Confraternita della Santissima Annunziata, La chiesa della Ss. Annunziata nel primo centenario della parrocchia ed inaugurandosi la nuova facciata, Ajani, Torino, 1934.
L.Tamburini, Le chiese di Torino dal rinascimento al barocco, Le Bouquiniste, Torino, s.d., pp. 165-178.
Archivio storico Città di Torino, Lavori pubblici, Repertorio 6924, carta 520, fasc. 3, 1923.
Archivio storico Città di Torino, Progetto edilizi, 1915/279.
Ibid., 1919/42.
Ibid., 1935/381.
AA.VV., Carlo Ceppi architetto, Società piemontese di archeologia e belle arti, Torino, 1931, pp.56-57.