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MENG, Ramiro

 
 Ramiro Meng.

Ramiro Meng.

 
 

Trieste, 1895 - Trieste, 1966

La formazione di Ramiro Meng nel campo dell'edilizia inizia fin da giovane con l'iscrizione alla Scuola Industriale di Trieste, dove si diploma Baumeister nel 1916, dopo aver già svolto anche un breve periodo di apprendistato nel cantiere delle caserme di Rozzol. Dopo la guerra e l'ingresso di Trieste in Italia, si iscrive all'Accademia regia di belle arti di Venezia completando gli studi nel 1922.
La sua attività di architetto inizia immediatamente con la costruzione di alcuni edifici residenziali in via Settefontane e nelle località Rozzol e Scorcola, ma è interessato parimenti alla pittura. Dalla fine degli anni Venti si intensificano sia gli incarichi edilizi sia la sua presenza in occasione di importanti mostre di pittura, come la Mostra Interregionale dei Sindacati fascisti a Firenze nel 1933, la II Quadriennale d'arte nazionale romana nel 1935, la Biennale di Venezia del 1936. Le sue principali realizzazioni degli anni Trenta sono legate all'espansione e alle modifiche urbane della città di Trieste, in particolare con ampi interventi residenziali nella zona di viale Sonnino con la casa d'abitazione Mondolfo e via Settefontane (1933-34), in via San Giacomo (1934-35), in piazza Volontari Giuliani (1935-36). Le sue architetture tendono inizialmente a mantenere un legame con l'accademismo, come nella casa d'abitazione in via Locchi 2 (1928), che si semplificherà gradualmente nelle decorazioni pur senza rinunciare alla matrice classicista e alle monumentali masse murarie. Ne sono un esempio anche le architetture proposte nella serie di studi per modificare il piano regolatore, in alternativa alle soluzioni approvate dall'amministrazione nel 1934, sulle principali zone del centro città allora dibattute, quali il colle San Giusto, la Casa del Fascio, il palazzo municipale, la piazza Impero. In queste idee, avanzate autonomamente rispetto alle scelte del Comune, rivede formalmente i punti più monumentali della città, ma senza escludere massicce demolizioni di parti considerate non di interesse storico. Nel secondo dopoguerra le sue riflessioni urbanistiche possono trovare una diversa applicazione nei piani regolatori di Sappada (1950) e Duino-Aurisina (1958), mentre diventano sempre più numerosi gli incarichi per interventi residenziali tra cui, in gruppo con altri, una porzione del quartiere INA - Casa di Chiadino (1957-65). Fra gli edifici più importanti realizzati durante il periodo della ricostruzione vi è la chiesa della Beata Vergine delle Grazie in via Rossetti (1950-56), dalle linee austere neomedioevali con accenti novecentisti, che non smentiscono l'impronta della sua formazione professionale.

 

Bibliografia
R. Faggioni, Ramiro Meng architetto triestino (1895-1966) in «Archeografo Triestino», serie IV, volume LX (CVIII della raccolta), 2000, pp. 469-529.
S. Turello, Gli svizzeri a Trieste e dintorni. Ramiro Meng, Trieste, Circolo svizzero di Trieste, 2014.
AA.VV., La città delle forme. Architettura e arti applicate a Trieste 1945-1957, Catalogo della mostra tenuta a Trieste nel 2004-2005, a cura di F. Caputo-M.Masau Dan, Trieste, Edizioni Comune di Trieste, 2004, pp. 186-187.

 

 

 
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