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Studio Celli Tognon 1964 - 1996: 33 Anni di progetti

 
 Plastico del progetto per il Concorso internazionale per l\'Opéra de la Bastille, Parigi 1983.

Plastico del progetto per il Concorso internazionale per l'Opéra de la Bastille, Parigi 1983.

 
 

La mostra STUDIO CELLI TOGNON 1964 - 1996: 33 ANNI DI PROGETTI (20 marzo - 18 aprile 2014) è stata organizzata dall'Archivio di Stato di Trieste, in collaborazione con la Soprintendenza archivistica per il Friuli Venezia Giulia in occasione della donazione da parte di Carlo e Luciano Celli e degli eredi di Dario Tognon dell'archivio dello Studio triestino di architettura Celli Tognon.

Attraverso plastici, disegni, fotografie, oggetti relativi ai progetti elaborati per Trieste e per altre località, in Italia e all'estero, la mostra ripercorre l'intensa attività dello studio, analizzando i lavori più significativi per edifici pubblici e privati, concorsi internazionali, design industriale, e mettendone in risalto  forme e contenuti innovativi; ne emerge un quadro completo ed avvincente della produzione dello studio, fondato da Carlo e Luciano Celli e Dario Tognon, tre giovani architetti formatisi allo IUAV di Venezia, cui si sono nel tempo affiancati diversi collaboratori.

Si tratta di un complesso documentario di notevole importanza, generosamente donato all'Archivio di Stato per il tramite della Soprintendenza archivistica, che arricchisce, come sottolinea la direttrice Claudia Salmini nel catalogo della mostra, il patrimonio delle fonti per la storia dell'architettura di Trieste che già si conserva nell'Istituto di via La Marmora,  aprendo il fronte degli studi a temi e soluzioni più vicini ai nostri giorni, all'architettura della seconda metà del XX secolo; tra i numerosi gli archivi di architetti  ed ingegneri pervenuti all'Archivio di Stato triestino quelli di Vittorio Privileggi, Giuseppe Cordon, Leopoldo Cupez Aldo Cervi, Giovanni Paolo Bartoli.

Queste acquisizioni si inquadrano nell'ambito del progetto dedicato agli archivi di architettura condotto dalla Soprintendenza archivistica per il Friuli Venezia Giulia, progetto che, come evidenzia Paolo Santoboni, che ne è il refente, ha consentito di individuare nel territorio importanti archivi quali quelli degli Studi professionali Berlam, Nordio e Valle, nonché di architetti dell'Ottocento e del Novecento: Romano Boico, Raimondo D'Aronco, Vigilio De Grassi, Umberto Del Missier, Giacomo Della Mea, Angelo Masieri, Ramiro Meng e Cesare Miani, solo per citarne alcuni.

Al fine di dare la massima visibilità ai risultati raggiunti, sfruttando le potenzialità offerte dal web, gli archivi sono descritti in un percorso specifico all’interno del Sistema informativo unificato per le Soprintendenze archivistiche (SIUSA), insieme a quelli delle altre Soprintendenze; infatti il progetto friulano si inserisce, a sua volta nel progetto nazionale sugli archivi di architettura, promosso dall'Amministrazione archivistica per la tutela e di valorizzazione di questi archivi, che trova il suo esito finale nel Portale degli archivi di architetti del Sistema archivistico nazionale (SAN), inaugurato nel giugno 2012. Nel rispetto della logica partecipativa del SAN, il Portale si basa sulla collaborazione fra vari soggetti istituzionali, ed intende realizzare un punto d'integrazione tra le risorse messe a disposizione dalle reti archivistiche nazionali non soltanto statali, ma afferenti a realtà istituzionali diverse, pubbliche e private: accademiche, associative, professionali.

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 Veduta dall\'alto del nuovo stadio comunale "Nereo Rocco", Trieste 1986.

Veduta dall'alto del nuovo stadio comunale "Nereo Rocco", Trieste 1986.

 
 

Come illustrato nell'editoriale a cura dello Studio La carica dei nativi digitali (digito ergo sum), l'archivio testimonia efficacemente l'evoluzione di metodi, strumenti e pratiche - da quelli tradizionali a quelli digitali - determinatasi nel corso del trentennio, evoluzione che si riflette sia sulle diverse tipologie documentarie prodotte (disegni, fotografie), sia negli ambienti stessi degli studi professionali: "Matita e gomma, gomma-pane, penna e inchiostro, gessetti e pastelli e crayon, retini e lettere autoadesivi, pastels à l'huile, china e graphos graduati (non più tiralinee obsoleti), normografi e curvilinee e compassi, squadre e righe, parallelografi (con tanto di rotelline d’ottone e cordini: d’obbligo per chi studia all'IUAV) e tecnigrafi (proibiti per chi studia all'IUAV), metri retrattili e a nastro, puntine d’a cciaio a tre punte (o in alternativa nastro adesivo giallo da carrozziere) per fissare il foglio di lucido al tavolo: tutta una serie di strumenti/prolungamenti della mano necessari per eseguire la rappresentazione grafica del progetto.
Tutto un armamentario che per più di trent'anni ha arredato i tavoli da lavoro dello studio Celli Tognon: da questi nasce una testimonianza di un periodo della cultura del progetto, coincidente con la seconda metà del '900, in cui la mano dell'uomo si fonde con lo strumento del mestiere e in cui procede di pari passo l’e laborazione di un'idea di architettura fortemente radicata alla fisicità.
Poi, in pochi anni, la rappresentazione del progetto si è spostata dai tavoli da disegno agli schermi dei nessi digitali; diventa allora uno scorrere di segni richiamati dal serbatoio della memoria del computer, con rapidi comandi del mouse.
Ne consegue che tutto il percorso progettuale subisce una profonda trasformazione: e acquista un'ambigua virtualità. E gli ambienti stessi degli studi d’architettura si modificano: si svuotano di tutti gli obsoleti strumenti novecenteschi, per ospitare invece gli schermi digitali. Complice poi la moda dell’interior minimalista, gli studi esibiscono oggi un'atmosfera desertificata".

Parole che rendono con evidenza il profondo cambiamento avvenuto in questo ambito, che si ripercuote anche negli archivi, nei disegni e nelle fotografie: "Nell'archivio Celli Tognon sono conservate diverse centinaia di disegni a mano. In alcuni si coglie l'idea del progettista appuntata sulla carta, a mano, rapidamente, perché non sfugga nei labirintici meandri della mente. In altri si legge la volontà di usare un linguaggio che interpreti-traduca-comunichi l'evoluzione del progetto, man mano che si sviluppano le varie fasi progettuali,sempre più approfondite. … ….La bella scrittura correda le tavole di descrizioni, indicazioni sui materiali definizioni delle quote, avvertenze e prescrizioni. Il tratto limpido porta con sé quel tanto di personale che rispecchia la personalità dell’autore: limpido, ma non freddo e anonimo. La mano del disegnatore si fonde con lo strumento espressivo…..
Fa parte del nostro voluminoso archivio una sezione dedicata alla fotografia. Ovviamente fotografia chimica, non ancora digitale: stampe bianco/nero colorate, negativi, diapositive…queste foto documentano le costruzioni non solo nel loro esito finale, ma anche nelle fasi intermedie del processo costruttivo. Viene documentata così l’a rticolazione del cantiere, la complessità delle viscere contenute nell’edificio, man mano che dalle fondazioni si sviluppa in altezza, parti strutturali, tamponamenti, impiantistica, finiture…”

Da sottolineare infine il particolare rilievo dei modelli "Una prerogativa del nostro archivio è l'aver elaborato nel corso degli anni un notevole numero di plastici. La lunga e paziente costruzione di queste autentiche opere artigianali accompagnava passo passo l’e laborazione del progetto. Il percorso creativo non è mai lineare e la rappresentazione tridimensionale del progetto consente al progettista di investigare le proporzioni dello spazio, la disposizione delle masse, l'articolazione dei volumi, talora la scelta degli accostamenti cromatici.
La terza dimensione riserva sempre delle sorprese!
Il plastico non è un edificio in scala piccola. L'anima profonda del progetto prende corpo nel plastico, si esprime in questo oggetto simbolico. E' una rappresentazione di spazi e volumi e, tramite questa, il plastico consente una visione anticipatrice dei risultati futuri. La mano del modellista/artigiano è tutt’uno con lo strumento: la perfezione del dettaglio, la finezza dell’esecuzione, l'uso felice dei materiali, interpretano e restituiscono i significati profondi del progetto”.

 

pdf Il saggio completo (652 KB)

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