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La crisi dell'architetto di fine millennio

 
 Aldo Rossi, Ricostruzione del Teatro La Fenice, Venezia 1997

Aldo Rossi, Ricostruzione del Teatro La Fenice, Venezia 1997

 
 

La crisi e la ricerca attuale

L'architettura del periodo che va dagli anni Ottanta alla fine del secolo, forse per la prospettiva storica troppo breve sembra non inquadrarsi in specifici percorsi formali o ideologici, certamente appare priva di un linguaggio o di una tendenza unificatrice tanto che Vittorio Gregotti nel 1989 scrive: «Come in ogni periodo eclettico, in questo momento l'ossessione per la preoccupazione linguistica […] ha perso molto della propria possibilità di stabilire differenze significative. […] progettare oggi un edificio semplice è diventato un problema assai complicato; almeno per tutti quelli che pensano che la semplicità in architettura non è niente di naturale o di spontaneo. […] D'altra parte la semplicità è collocata sul pericoloso crinale dove […] trovano posto schematicità e povertà di invenzione […]: in una parola l'inarticolata superstizione del semplice. […] L'architettura non è semplice, può solo diventare semplice»1.
La crisi del progettista verso il finire del secondo millennio vede, soprattutto in Italia, dove l'arte ha sempre avuto un forte carattere di scuole e stili, lo scindersi della figura del progettista da quella dell'artista per acquisire una caratterizzazione sempre più esplicitamente tecnica. La scomparsa nel 1997 di Aldo Rossi chiude l"esperienza architettonica basata sulla forza del linguaggio formale e così esaurisce nella sua ultima esperienza della Ricostruzione del Teatro La Fenice la figura dell'Architetto-Artista2.
Anche la figura dell"architetto informale che attraverso l'esercizio del "genio" e del progetto riesce a ricavare dal sito e dalle situazioni al contorno la strada del progetto, incarnata da Giancarlo De Carlo nella sua ultima esperienza di edilizia popolare per il quartiere residenziale sull'isola di Mazzorbo (VE) del 1980-1997, richiede oggi un quadro di competenze universali che è difficilmente individuabile in un'unica figura. Questo ruolo di "architetto universale" di stampo giovannoniano ideologicamente è tuttora promosso nelle scuole universitarie, ma senza riuscire a tenere il passo con l'allargamento disciplinare utile al governo oggi dei temi dell'architettura. Bisogna anche ammettere che questa ideale quanto difficoltosa figura professionale non trova ormai riscontro negli specialismi sempre più richiesti dall'attività professionale3.

 

 
 
 MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Roma, Zaha Hadid e Patrik Schumacher, 2010.

MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Roma, Zaha Hadid e Patrik Schumacher, 2010.

 
 
Il ruolo dell'architetto nel nuovo millennio

Dal punto di vista della formazione dell'architetto degli ultimi decenni del secolo scorso «Il panorama architettonico di questi ultimi anni dunque dispone di una folta sequenza referenziale di elaborazioni propositive tra cui però è possibile discernere alcuni filoni tendenziali più accertabili ed evidenti, sviluppanti (oltre ad un tecnologico costruttivismo compositivo riconoscibile in Piano e Pellegrini) tanto una neo-ortodossa prosecuzione iper-modernista […] ed una complessa mescolanza espressiva [… quanto] uno storicismo variegato (più manierato o stilistico per alcuni autori […], ma anche vernacolare e contestualizzato […] )»4. Ciò denota un'evidente scollatura tra le diverse scuole di formazione, con i relativi movimenti stilistici. Di contro sembra di osservare una significativa distanza tra l'architettura formale e la pratica professionale, tra «il piano delle aspirazioni e il livello delle occasioni quotidiane. Ed è proprio in questo varco compreso tra aspettative e realtà […] che si colloca buona parte della storia professionale dal dopoguerra a oggi»5. Ed in particolare questo divario si osserva in maniera ancor più evidente a partire dall'introduzione di nuove specialistiche professionalità, anche in ottemperanza a nuovi criteri normativi e funzionali, basati su esigenze oggi contingenti e fondamentali, quali gli aspetti legati alla sicurezza, alla salute acustica, al comportamento energetico, ambientale, ai temi del processo produttivo in termini di impatto ambientale, economico, gestionale… tutti temi che investono in pieno il mondo dell'architettura, ma che ancora non si sono integrati in una formalizzazione sintetica nelle scuole.
Anzi l'istituzione universitaria risponde all'esigenza di specialismo del mondo professionale con una confusa offerta di corsi di laurea in Ingegneria civile, in Ingegneria edile-Architettura e in Architettura, tutti "generalisti" che esprimono l'accesso alle medesime abilitazioni professionali. Del resto il processo progettuale dell'architettura, sin dall'impostazione manualistica di Mario Ridolfi del 1946 e di Ernst Neufert di poco successiva, dava per vastità di temi l'idea dell'architetto universale che deve ricondurre a una sintesi compositiva le problematiche emergenti dai diversi aspetti del progetto, avvalendosi, ove necessario, ed oggi a seconda dei casi imposto per legge, degli specialisti di settore, che concorrano a questa sintesi.

Il metodo, od il modello concettuale, nelle due diverse declinazioni: quella romantica e vernacolarmente legata al mestiere di Ridolfi, o quella più tecnicamente funzionale e derivante da un'attenzione normativa di Neufert, non dovrebbe incidere sull'ampiezza del mondo professionale ed accompagna in effetti la forma generalista della formazione universitaria, ma appare emblematico come invece la più recente manualistica (in continuo aggiornamento) abbia sentito la necessità di settorializzarsi nei tematismi disciplinari accompagnando di fatto la tendenza professionale allo specialismo.

 

 

 

1 V. Gregotti, Progettare un edificio semplice è divenuto un problema complicato, in L'architettura italiana oggi: racconto di una generazione, a cura di G. Ciucci, Bari, Laterza, 1989.
2 G. Leoni, Architettura italiana, in Architettura: enciclopedia dell'architettura, a cura di A. De Poli, vol. II, Milano, Motta Architettura/Il Sole 24 Ore, 2008.
3 G. Zucconi, La professione dell'architetto, in Storia dell'architettura Italiana. Il secondo Novecento, a cura di F. Dal Co, Milano, Electa, 1997.
4Architettura del XX secolo, a cura di A. M. Crippa, Milano, Jaca Book, 1993.
5G. Zucconi, 2008, ibidem.